Un gardesano in Guinea Bissau
Sono andato in Guinea Bissau per avere un altro spaccato di Africa, dopo aver vissuto quattro anni in Ciad (6000 Km più a est) e quindi ho preso contatto con due preti diocesani che sono là, Don Lucio Brentegani di Pastrengo e Don Luca Pedretti e poi sono partito da Lazise con Don Ivano (parroco di Colà) e un parrocchiano di Colà.
Che situazione hai trovato?
La Guinea Bissau è uno staterello piccolo, uno degli ultimi paesi africani ad aver ottenuto l’indipendenza dal Portogallo nel 1973, è grande come la Lombardia e il Veneto insieme, in pianura, ha circa un milione e mezzo di abitanti. C’è una bella “confusione”…telefoni cellulari ovunque ma nessuna possibilità di ricaricare la batteria perché non c’è corrente elettrica.
E’ un paese povero, che vive di pesca e agricoltura e che sente addosso ancora l’eredità negativa dei colonialisti, che li hanno sfruttati e controllati senza “educarli” socialmente ed economicamente. Fino agli anni settanta, la Guinea Bissau esportava riso mentre ora è costretto ad importarlo… Mentre il grandioso Programma Alimentare Mondiale o la FAO consegnano gratis navi cariche di riso nelle mani del Presidente delle Guinea Bissau, il quale ne fa sparire metà per i suoi comodi e metà lo mette sul mercato.
In vista delle elezioni politiche di novembre, in cui l’ago della bilancia sarà rappresentato dall’elettorato musulmano, il leader del Partito di Rinnovazione Sociale si è convertito all’Islam. Hai avvertito molto l’influenza della religione sulla politica?
Beh, ho percepito che la religione viene strumentalizzata dalla politica soprattutto se si pensa che i musulmani, pur non essendo la maggioranza, in Guinea Bissau sono quelli che muovono l’economia e quindi possono muovere altre voti. Rimane il fatto che, come in tutte le nazioni africane, le elezioni non sono mai regolari, anche quando sono avallate dagli osservatori internazionali.
La Guinea Bissau è il sesto pease più povero al mondo dove molte donne muoiono ancora durante il parto e le bambine non possono accedere all'istruzione. Cosa ne pensi del comportamento dei media nei confronti di quella che anche l’Unicef descrive come “un’emergenza silenziosa”?
I media sono governati dai potentati politico-economici delle grandi multinazionali, che di certo non si occupano di un fazzoletto di terra con un milione e mezzo di persone che non fa parte dei grandi giochi di potere. Quando sono stato in Guinea Bissau, non ho percepito lo Stato di Polizia però è vero che le persone con cui entravamo in contatto sono state molto attente a non farsi notare mentre parlavano con noi…
C’è molto “controllo” della popolazione?
Essendo uno stato piccolo, è molto facile avere il controllo sulle persone e anche far funzionare un sistema di tangenti. Fa ridere pensare che uno stato sulla costa, che vive di agricoltura e pesca, non abbia un porto commerciale se non una banchina nel porto di Bissau (la capitale). Tutti gli altri porti sono insabbiati e quindi dovendo far passare tutto da Bissau, è facilissimo esercitare il controllo…
Qual è il ricordo più vivo che hai della Guinea Bissau?
E’ legato al modo di vivere delle nostre parrocchie di missione, è un modo molto vivace, con un rapporto tra missionari e locali molto schietto, aperto, allegro anche in mezzo a mille problemi.
L’attività delle missioni cattoliche si lega molto alla possibilità di istruzione di qualità..
Il problema che ho visto è una distanza mentale abissale della vita famigliare dal mondo della scuola cioè i bambini vanno a scuola ma poi ritornano a casa e parlano uno degli innumerevoli dialetti del paese, non fanno i compiti e i genitori analfabeti non li possono aiutare.
Manca anche ambizione a qualcosa di meglio?
Le possibilità di miglioramento a breve non sono molte perché c’è solo il piccolo commercio destinato alla sopravvivenza. Poi vige la cosiddetta legge della solidarietà tra le famiglie secondo cui chi ha qualcosa messo da parte deve darlo alla famiglia che ne ha bisogno in quel momento. In questo modo si è tutti appiattiti su questa legge tradizionale, alla quale non ci si può sottrarre. Questa regola della famiglia allargata, che potrebbe sembrare buona di principio, in realtà è la vera palla al piede della società in Guinea Bissau.
Quali religioni convivono in Guinea Bissau?
La principale rimane quella animista, poi c’è quella musulmana e infine in minima parte sono presenti i cristiani, pochi ma molto attivi. Infatti siamo andati a fare visita a dei sacerdoti cattolici del PIME, in una missione che esiste da quarant’anni in mezzo alla giungla. Lavorano bene con i locali (costruendo scuole, gestendo frutteti e soprattutto attraverso la “banca del riso”) ma hanno pochissimi catecumeni cioè sono percepiti ancora come ospiti e hanno deciso di non forzare la mano.
Parlaci della “banca del riso”.
E’ un progetto partito tanti anni fa grazie a aiuti italiani. Funziona così: i preti del PIME comprano il riso dalle gente al doppio del suo costo (comunque il riso costa pochissimo) così fanno guadagnare il doppio alle famiglie e, quando dopo qualche mese le scorte finiscono, rivendono il riso alle famiglie allo stesso prezzo cioè con uno scarto enorme rispetto al prezzo del riso sul mercato, che nel frattempo si è alzato molto a causa della scarsità.








