Ricordo dell'Irlanda
Dublino è stata non solo la mia prima esperienza all’estero, ma anche la prima lontano da casa. Avevo fatto domanda al Ministero degli Esteri per svolgere uno stage di tre mesi all’Ambasciata Italiana e per un colpo di fortuna venni selezionata. Da lì in poi cominciò il mio viaggio, un viaggio fuori dal mio piccolo paesino di provincia, ma anche dentro me stessa.
La capitale irlandese si mostrò subito nei suoi diversi volti. L’atmosfera era calda e coinvolgente: con l’arrivo dell’estate i parchi si riempirono di studenti provenienti da tutte le parti del mondo (la percentuale di italiani era così alta che a volte dimenticavo di essere all’estero). Il clima era di festa, ma quando scendeva la sera si poteva sfiorare anche la tragedia. La gente si ritirava nei pub ed iniziava a bere fino alla chiusura. Per futili motivi, e con la complicità dell’alcool, potevano nascere violenti risse. Sulle prime pagine dei giornali, soprattutto nel fine settimana, facevano notizia gli accoltellamenti tra ubriachi. Ad uno ho assistito anch’io, il primo sabato dopo il mio arrivo. Ero spaventatissima. Qualche ora più tardi sulla paura prese il soppravvento il disgusto, quando vidi un signore vomitare sull’autobus. L’autista non sembrava per niente stupito. Capii che doveva essere un inconveniente che accadeva spesso e da allora cercai di evitare gli autobus notturni.
Ma Dublino non era solo alcool e divertimento, o almeno non per tutti. C’era anche chi c’era venuto per fare grandi sacrifici. Come Ola e Pavel, due ragazzi polacchi che frequentavano il mio stesso corso serale di inglese. Ola, laureata in Filosofia, faceva la commessa in un “discount”. Nonostante la nostalgia di casa, si era imposta di rimanere a Dublino per cinque anni, per guadagnare abbastanza soldi da comprare un appartamento a Cracovia. Pavel, invece, laureato in informatica, era riuscito a farsi assumere come centralinista e mandava ai genitori più della metà del suo stipendio. E poi la solare Bea, che veniva da Madrid e si era da poco laureata in legge. Bea a Dublino faceva la “ragazza alla pari” per permettersi un master sulla violenza domestica sulle donne. Riusciva a studiare tra una faccenda di casa e l’altra, e nonostante fosse sempre indaffarata non le mancava mai il buonumore.
In Irlanda ci sono bellissimi paesaggi e altissime scogliere a picco sul mare, e quando si è su in cima vi assicuro che si è spinti da una irrefrenabile curiosità, mista a paura, a sporgersi il più possibile per vedere il mare infrangersi sulla roccia. Ma è delle persone che ho incontrato che conservo il ricordo più bello. Anche loro in viaggio, un viaggio diverso ma che fortunatamente si è incrociato con il mio.








