Rinvio a giudizio per il chiosco
Nuovo capitolo della vicenda relativa alla vicenda del bar-ristorante “Pedro II”, situato sul lungolago in località Sopri, nella spiaggia sottostante l’ospedale di Malcesine, una delle più belle e rinomate del paese. Il chiosco è già stato posto sotto sequestro dalla Procura il 16 luglio 2010 e aveva sollevato aspre polemiche, in quanto i proprietari sono la sorella Rachele e il padre Pietro dell’allora assessore Rocco Testa (poi dimessosi dall’incarico di assessore). Adesso arriva la richiesta di rinvio a giudizio a carico del sindaco e di tutti gli assessori della giunta di Malcesine. L'ha inoltrata al Gup Donati, il Sostituto Procuratore Valeria Ardito che mette in accusa gli amministratori per “aver rilasciato permesso a costruire illegittimo alla realizzazione di un chiosco in zona soggetta a vincolo paesaggistico, quindi inedificabile”.
La richiesta di rinvio a giudizio è a carico di Rachele Testa e PietroTesta, proprietari dell’immobile oltre a carico del sindaco Valente Chincarini, del vicesindaco, già sindaco, Giuseppe Lombardi e degli assessori Dario Chincarini, Carlo Chincarini, Roberto Furioni e Livio Concini. Inoltre per Stefano Parolari, responsabile dell’ufficio tecnico comunale e per Ferruccio Barzoi, progettista e direttore ai lavori e Giuseppe Fiorito, costruttore.
Per i proprietari-committenti, l’accusa sarebbe quella di aver costruito opere edilizie in violazione del piano regolatore e in zona di rispetto assoluto. La richiesta di rinvio a giudizio per sindaco e assessori è invece motivata “nell’aver partecipato con voto favorevole alle delibere di giunta che autorizzavano l’iter finalizzato al rilascio del permesso a costruire”. Rocco Testa non è indagato, in quanto non ha partecipato alle due deliberazioni della giunta. Per il tecnico comunale, Stefano Parolari, l’accusa si aggrava, in quanto avrebbe “annullato solo parzialmente il permesso a costruire, pur accertandone l’illegittimità e avrebbe omesso l’ordine di rimessione in pristino dell’area, limitandosi ad applicare la sanzione pecuniara”.
L'iter del bar-ristorante “Pedro II” ha visto la costruzione dell'edificio nell’inverno del 2009, in vista dell'apertura per l’estate 2010 ma subito dopo, in luglio, è scattato il sequestro preventivo. Per realizzare questo edificio di 200 metri cubi, realizzato su un terreno privato della famiglia Testa, è stato demolito il chiosco di circa 60 metri cubi di proprietà comunale che sorgeva nel terreno situato davanti al nuovo fabbricato. Per questo motivo la minoranza consigliare ha anche presentato un esposto alla Corte dei Conti, in quanto secondo i consiglieri, l’operazione avrebbe arrecato danno patrimoniale al Comune, sottraendo un bene pubblico alla comunità. Il sindaco Valente Chincarini, subito dopo il sequestro del locale, aveva giustificato la procedura dicendo: “Siamo finiti sotto inchiesta – dichiara Chincarini - ma noi non sapevamo che la Regione avesse bocciato l’autorizzazione a costruire i 200 metri cubi del bar. Noi abbiamo concesso la demolizione del chiosco precedente e lo spostamento del volume, perché pensavamo fosse tutto a posto”.









