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Il brivido della normalità

26 Gennaio 2012 - di Tommaso Prevedelli

Al terzo appuntamento di “Hometeatro” in scena Danilo De Summa con un monologo ispirato a Poe. La linea che separa normalità da follia è molto sottile.

Nel terzo appuntamento di “Hometeatro” è andato in scena il monologo di Danilo De Summa intitolato “Come fa l’orologio quando è avvolto nel cotone”, uno spettacolo che nasce da “Il cuore rivelatore” di Edgar Allan Poe. La narrazione, ricca di pathos e con un crescendo finale, ha trattato i temi della normalità e della follia, ma anche di tutte quelle “micromanie” presenti in ognuno di noi.

La simbiosi casa-artista-spettacolo, elemento essenziale nell’ottica degli ideatori di Hometeatro, ha raggiunto con questo monologo un livello molto alto. I mille rumori di una casa “di una volta”, uniti a un gioco di luci soffuse, al buio esterno e alla grande intensità della narrazione, hanno permesso agli spettatori di calarsi completamente nell’atmosfera.

“Il cuore rivelatore” è un breve romanzo di Poe che tratta di un giovane impiegato come garzone in una bottega al servizio di un vecchio proprietario, il cui occhio scatena una follia che porta il giovane a ucciderlo. Nascosto il corpo sotto le assi del pavimento, riceve dei poliziotti richiamati da una segnalazione di un grido e li fa accomodare proprio sopra i resti del vecchio. Ma quando ormai li ha convinti un rumore continuo, opprimente e soffocato, una sorta di battito, lo tormenta. Il cuore del vecchio? Non riesce più a resistere e confessa il delitto. Il motivo è futile quindi, una “micromania” latente che di fronte a un determinato stimolo innesca un meccanismo incontrollabile di follia omicida.

“La linea che separa normalità e anormalità è molto sottile – ha detto De Summa – a volte quasi inesistente. La follia può portare a due differenti conseguenze. La genialità, in cui si inventa qualcosa che magari già c’è ma che si è i primi a scoprire. Oppure, diventandone vittima e facendosi dominare, un evento cruento che porta distruzione e autodistruzione. La monomania si posiziona nel mezzo. Il giovane ha un problema egli stesso all’occhio, il vederlo negli altri, in questo caso nel vecchio, scatena la sua follia. Un evento, un gesto o un particolare insignificante danno il via ad una discesa sempre più veloce nella pazzia, simboleggiata dalla precipitazione e dalla concitazione verso la fine del monologo. La mente è una palestra, il giovane immagina tutte le sere di uccidere il vecchio ma è solo la visione dell’occhio alla luce della lanterna che lo fa scattare. Siamo tutti a rischio, tutti abbiamo micromanie che possono rimanere sopite per sempre come essere portate all’esasperazione e far superare il punto di non ritorno. Il teatro nelle case è una cosa intima e privata. Il palco crea distanza, in una casa il pubblico può discutere con l’artista. I teatri si sono spopolati, è più facile far uscire la gente da una casa e farla entrare in un’altra”.
 




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