Comuni 'cattivi' sulle delibere web
Le decisioni che cambiano la vita dei cittadini del Garda-Baldo, prese da ogni Comune sottoforma di “delibere”, sono mal esposte o addirittura assenti nei siti web comunali di alcuni nostri paesi. Troppi politici blaterano di Internet come via d'accesso facilitato alle informazioni pubbliche, ma la realtà dimostra una volontà ben diversa o, comunque, un'inerzia di fronte alla quale è giunto il momento di dire basta, puntare il dito sui cattivi, senza dimenticarsi di applaudire i buoni.
Si parte dai primi, i cattivi. Caprino non ha delibere online. C'è solo una lista di titoli, ma il cittadino che volesse leggere le decisioni vere e proprie, ovvero i testi di ogni delibera, è interdetto dal farlo. Idem per Brenzone e San Zeno di Montagna, con l'aggravio, qui, che l'elenco dei titoli non è neppure aggiornato all'anno in corso. Costermano non menziona le delibere. Ferrara di Monte Baldo non ha neppure un sito web funzionante. Affi propone un motore di “ricerca per argomento” per scovare le delibere, ma non è dato di giungere né ai loro titoli, né ai testi. Inoltre, ci si chiede che senso abbia limitare l'accesso alle decisioni imponendo di ricercarle “per argomento”, quando per molti cittadini visitare il sito comunale è l'occasione per conoscere proprio gli argomenti ancora sconosciuti.
La legge si accontenta che un Comune esponga gli “atti amministrativi” nella bacheca fisica comunale, presso il Municipio. Ma è evidente che non tutte le famiglie possono permettersi il lusso di fermarsi periodicamente a consultare la bacheca. Allora, se la maggior parte dei Comuni citati si prende la briga di pubblicare in rete, ad esempio, le notizie di manifestazioni culturali, con tanto di programma allegato, perché non espone con la stessa efficacia e continuità le sue decisioni pubbliche? Le scuse tecnologiche non reggono: avere un sito o un blog, pubblicare in rete testi e allegati, oggi, è un gioco da ragazzi e il costo dell'operazione è limitato, addirittura nullo se si usano strutture esistenti o quelle libere. Non reggono neppure le scuse politiche: quale partito avrebbe l'ardire di sostenere che i cittadini non hanno il diritto di accedere con facilità alle decisioni pubbliche, anche attraverso il sito municipale pagato proprio con i soldi della comunità locale? La realtà è che non c'è scusa che tenga. C'è spazio per una trasparenza piena, le risorse tecnologiche lo consentono, ma una parte della politica locale fa ancora finta di nulla.
I buoni non mancano, con alcune distinzioni. Sul suo sito, Malcesine propone la voce di menu “delibere”, seguendo la quale si approda ad una pagina che invita alla “registrazione” (potenziale passaggio disincentivante, nda), mentre da un secondo menu sulla destra si scopre che le delibere sono accessibili. Questa confusione potrebbe disorientare o dissuadere il cittadino malcesinese. A Peschiera, per raggiungere le delibere online bisogna setacciare un elenco di circa trenta voci. In altri Comuni le delibere sono meglio accessibili, pur con una simbolica eterogeneità terminologica, apparendo sotto svariate voci quali “albo pretorio”, “albo comunale”, “archivio delibere” o “delibere”. Rivoli dà visibilità al suo “albo pretorio” nella prima pagina del sito. Ma le delibere non sembrano accomodate in una coerente sezione tra i menu del sito, tre menu per l'esattezza, forse troppi e da razionalizzare. L'ultima nota è un plauso, doveroso e gradito, ai più buoni tra i buoni: Lazise, Torri, Cavaion, Pastrengo, Bardolino, Garda e Castelnuovo (addendum, nda).









Commenti a questo articolo
Lazise
dove la trasparenza peggiora
delibere sul web
delibere comune di Castelnuovo del Garda
la legge c'è o non è uguale?