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Lago e beni agli enti locali

27 Giugno 2010 - di M. Anderle - Comm_white_icon(1) Commenti

Bendinelli, Tosi, Fogliardi e altre voci della nostra politica parlano del "federalismo demaniale" in arrivo. Ecco opportunità e rischi.

Il Garda è in mano allo Stato e non alle sue Regioni, gli enti locali sono al verde e tutte le risorse territoriali andrebbero “valorizzate”: eppure ci sono spiagge e beni immobili del demanio nazionale, sul Garda e in tutto il veronese, che sono lasciati a se stessi o malamente gestiti. Lo hanno stigmatizzato concordi i politici di varie bandiere alla conferenza sul “federalismo demaniale” organizzata dal gruppo dei giovani giornalisti veronesi, sabato scorso alla sala congressi di Garda. La soluzione: lo Stato trasferirà i beni demaniali, acque incluse, agli enti locali che ne faranno richiesta, affinché ne godano le opportunità collegate e, aggiungerei, se ne assumano la responsabilità. Gli enti, dal loro canto, dovranno spiegare nella richiesta come intenderanno valorizzare il bene. A Roma è già stato redatto l'elenco dei beni in questione, «ma servirà fare pressioni perché vengano inserite alcune risorse importanti, trascurate da questa lista – ha chiarito Flavio Tosi, sindaco di Verona – c'è da giocare una partita politica in tal senso». Così, una caserma dismessa potrà passare al Comune che dimostri di poterla valorizzare, «magari anche con l'aiuto di un investitore privato», ha spiegato Daniele Molgora, presidente della Provincia di Brescia. C'è però il rischio che i beni vengano subito rivenduti dagli enti locali allo scopo di «fare cassa», intenzione che è stata palesata subito da Davide Bendinelli, ex-sindaco di Garda, ora consigliere regionale. «I Comuni hanno difficoltà a pagare le spese ordinarie – ha sottolineato l'onorevole del Partito Democratico, Giampaolo Fogliardi – e la tentazione di vendere sarà difficile da controllare». Il timore che terreni e beni demaniali vengano ceduti al miglior offerente privato, con rischio di speculazioni edilizie e danni all'ambiente e al paesaggio, è stato ricordato da molti dei presenti.

Tra i beni oggetto del federalismo demaniale c'è anche l'acqua: il Garda passerebbe così dalle mani dello Stato a quelle delle tre Regioni, le quali si impegnerebbero a interagire con Province e Comuni. «I Comuni devono al più presto stendere una lista di desiderata e sottoporla alle due Regioni (Veneto e Lombardia, nda) e alla Provincia Autonoma (Trento, nda) perché vengano prese in considerazione le loro istanze», esorta l'ex-sindaco di Riva del Garda, il senatore Claudio Molinari, membro della Commissione parlamentare affari regionali, ambiente e territorio. Il tentantivo di una gestione coordinata del Garda non è nuovo. L'associazione di enti e organizzazioni nota come “Comunità del Garda”, forte di tradizioni molto lontante, ne rappresenta uno, per quanto non appoggiato da tutti i Comuni gardesani. Altre vie sono state perseguite negli anni '80 e '90, ma senza seguiti durevoli. Tutt'oggi sono in corso collaborazioni e un progetto in particolare è stato ricordato dal giovane e bardolinese assessore al turismo della Provincia di Verona, Ruggero Pozzani. Si tratta della “Provincia del Garda”, tavolo partecipato dalle tre Province interessate cui si aggiunge quella mantovana, la presenza della quale è legata agli aspetti idro-geologici della gestione lacustre. L'acqua gardesana, infatti, è cruciale per l'agricoltura mantovana e per la successiva immissione nel Po.

I presenti rappresentanti della politica trentina si sono detti disponibili alla gestione interregionale e auspicano un futuro di decisioni condivise, capaci di mettere a frutto le sinergie esistenti e predisporre un futuro del Garda all'insegna del coordinamento. «Importante è il riconoscimento che il Garda è vivente – rimarca Mauro Gilmozzi, assessore agli enti locali e all'urbanistica per la Provincia autonoma di Trento – l'ambiente non va trascurato e, da noi, lo abbiamo dimostrato con decisioni chiare: abbiamo fatto una legge che viete le seconde case, come non ammettiamo le imbarcazioni a motore». Sarebbe la navigazione pubblica, Navigarda, l'oggetto su cui focalizzare l'attenzione quando si parla di navigabilità gardesana, secondo i politici trentini intervenuti. Ancora, «serve fare leva sul turismo di qualità e sugli aspetti culturali», evidenzia Vittorino Cenci, presidente della commissione cultura per la Regione Veneto, in linea con quanto è stato in seguito ribadito da Pozzani. Così illustrato, il federalismo demaniale porterebbe una serie di vantaggi, dipendenti tuttavia dalle regole di applicazione. Conferma Tosi: «Le regole vanno differenziate a seconda del tipo di bene». Le buone intenzioni del federalismo demaniale sembrano innegabili, meno buono potrebbe essere l'esito delle fasi attuative laddove gli enti locali, un Comune ad esempio, facciano cattivo uso di questa nuova opportunità-responsabilità. Se le cose dovessero andare storte in questa fase, la prima «sanzione» – come ha ricordato con limpidezza il sindaco di Brenzone, Rinaldo Sartori – arriverebbe dai cittadini, con la bocciatura dei politici locali alle successive elezioni amministrative.

Commenti a questo articolo Comm_white_icon

Default 27 Giugno 2010, 23:14 - di renzo (non registrato)

attenzione agli speculatori

risorse in più in mano ai nostri comuni vanno bene, ma se vanno in mano ai privati sbagliati, ciao lago




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