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Come nasce il "Dino da Sandrà"

04 Giugno 2010 - di Tommaso Prevedelli

Nicola Brusco, creatore del personaggio del “Dino da Sandrà” e dell’associazione “Amici del Dino”, ci racconta come e perché è iniziato tutto.

È difficile, se si abita dalle nostre parti, non aver mai almeno sentito nominare il “Dino da Sandrà”. E qualcuno sicuramente si sarà chiesto chi sia questo Dino, una persona particolarmente conosciuta, un tipo diventato famoso per qualche motivo o chissà che altro. Se si entra nel sito web creato proprio con il nome di questo personaggio si legge che “el Dino da Sandrà no l'è un politico, no l'è un scritor, no l'è un giornalista e gnanca un profesor”. Ma allora chi è?
Il Dino è essenzialmente un cartone animato, creato da Nicola Brusco, che ora ci spiegherà la genesi di questo personaggio e dell’iniziativa che lo ha portato ad essere un vero e proprio “guru”.

Ci daresti dei cenni sulla tua biografia e soprattutto sull'idea di creare questa associazione?
Sono della classe 1977, ho frequentato il Liceo scientifico di Garda, poi la facoltà di ingegneria informatica a Padova e un dottorato tra Padova e Sydney. Oggi sono consulente informatico per una ditta di Verona in ambito web. Ho da sempre la passione dei fumetti e dal 2000, dall'uscita di Macromedia Flash 5, realizzo cortometraggi animati.
Il cartone animato “Dino da Sandrà”, di cui sono autore di voce, disegni, testi, montaggio e altro, è nato nel 2001 e diceva solo “oste na bira”, poi nel 2004 è diventato personaggio protagonista.
L'associazione è nata nel luglio 2008 dal cartone, che ha spopolato, mi pare di aver capito, in provincia di Verona e dintorni. L'idea era di portare il Dino fuori da Internet, nel mondo reale, e mi sembra che stia riuscendo.
All’interno dell’associazione siamo in quattro principalmente, ma si può variare dato che qualcuno aiuta quando può e c’è chi entra e chi esce.

Il successo dell'iniziativa è stato molto vasto, te lo aspettavi? In generale, che tipo di pubblico ha aderito e dove si localizza geograficamente?
Il successo è stato ampio se parliamo di visitatori dei cartoni animati, di bar che contattano l'associazione per apparire sulla mappa, del Consiglio Regionale del Veneto che ha fatto del Dino un portavoce della nostra regione e della partecipazione agli eventi da parte dei tesserati.
Veramente mi aspettavo qualcosa di più da giornali, tv e comuni locali, anche se per la verità il Dino collabora con Antenna3 a Treviso, e Sandrà non è certo in provincia di Treviso, ma nessun Dino è profeta in patria...

In cosa consiste e come si sviluppa il lavoro dell'associazione? Quali sono i costi e le modalità di iscrizione?
Il lavoro si sviluppa su tre fronti:
- la parte artistica-culturale, che comprende fumetti, animazioni, voci, scrittura dei testi e partecipazione di personaggi di tutto il Veneto, come Basilio da Ciosa o il Professor Lodovico Pizzati, che ci sta aiutando in un cartone animato sull'Alfabeto veneto, per fare due esempi;
- la parte degli eventi, con Simone sul versante veronese e Pietro da Vicenza in là, che seguono tutte le uscite degli “Amici del Dino” in giro per la Regione;
- la parte degli amici del Dino, che è spiegata molto bene dalla mappetta presente sul sito.
Chi si iscrive può farlo per simpatia, oppure diventare un partecipante attivo e aiutarci in ciascuna delle tre sezioni, a seconda dei suoi interessi o preferenze.
Ci sono quattro quote di iscrizione, da 15 a 90 euro, ma se qualcuno vuole fare un lascito testamentario al Dino di qualche milione di euro non sarò io a ostacolarlo…!

Sei uno che gira molto in luoghi frequentati e sei ormai diventato un vero e proprio opinion maker. Posso chiederti cosa ne pensi dei ragazzi di oggi? Quali sono secondo te gli aspetti positivi e quelli negativi?
Se per ragazzi intendi i ventenni, come direbbe il Dino “a diese ani sen butei, a quaranta ancora quei”, riesco a seguirli fino a un certo punto. Ho come l'impressione che ci sia una forte riscoperta di valori di fondo su una base di superficialità - o leggerezza che suona meglio - vera o apparente. Insomma, "come doparar el purè al posto dela pearà par pareciar el bollito".
Ma in generale li trovo molto più profondi di quello che danno a vedere, più svegli di quelli della mia generazione, di sicuro.

Il tuo sito è scritto per la gran parte in dialetto. Tu credi in questa forma di espressione, considerata da molti "di serie B", o pensi che la stiamo perdendo?
Checché se ne dica, temo che la stiamo perdendo. Non è di certo “di serie B”, o almeno ho l'impressione che abbiamo superato la fase in cui la gente si vergognava a parlare in dialetto.
Però se nei nostri comuni questa variante della lingua veneta è ancora forte, nelle città per ovvi motivi tutti parlano italiano.
Direi che non possiamo far altro che tenerla viva il più possibile, perché è ricca, gradevole, divertente. Senza farne battaglie religiose che si rivelerebbero controproducenti.
 




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