Non solo immigrati
Il terzo appuntamento organizzato dalla Vicaria Veronese del lago di Garda presso il teatro Corallo di Bardolino ha avuto il tema degli stranieri. Il dottor Fernando Malfatti, relatore della serata, ha subito sottolineato come la questione degli extracomunitari nel nostro Paese sia molto sentita e molto attuale per le ricadute che il fenomeno inizia ad avere sulla società italiana.
Purtroppo negli ultimi anni molti di noi si sono fatti un’idea completamente distorta della realtà: i mass media non parlano mai delle migliaia di brave persone che lavorano onestamente in Italia, ma ci tartassano con titoli come “Romeno stupra italiana” oppure “Albanese vende droga”, perché – dice Malfatti - i giornalisti sono più “giornalai” e non propongono la notizia per informare ma per “vendere”. Così facendo, però, non forniscono una foto della realtà e ci portano ad avere un’idea sbagliata di come stanno realmente le cose.
La grande maggioranza di queste persone arriva con spirito d’integrazione e si dedica a lavori che noi italiani non vogliamo più svolgere, come ad esempio nelle cave di marmo, nel campo della siderurgia, nell’ambito della raccolta dei pomodori, nell’assistenza agli anziani – in quest’ultimo caso si pensi che nel 90 per cento dei casi l’assistenza è prestata da extracomunitari, soprattutto dell’Est (per loro cultura portati a quest’attività): senza di loro avremmo seri problemi nel gestire la situazione, poiché non c’è, da un punto di vista strutturale della società, un’organizzazione consona e nemmeno persone tra di noi disposte a dedicarsi a questo tipo di mestiere.
Si tratta dunque di stranieri che noi dobbiamo considerare, sotto certi aspetti, sicuramente come un “valore aggiunto” dal momento che solo una minima parte è dedita alla criminalità ed alla prostituzione. Basti pensare che solo nella provincia di Verona il loro numero ammonta a 80mila persone regolarmente residenti, sul un totale di 900mila abitanti (rappresentano quindi quasi il 10 per cento).
Secondo Malfatti bisogna accettare la presenza di extracomunitari non soltanto perché la maggior parte di loro è brava gente, ma perché “non possiamo essere una mosca bianca in mezzo ad un mucchio di mosche nere”. Il mondo intero va nella direzione dell’integrazione, e noi non possiamo “rispedirli tutti indietro” per tre motivi: 1) non ce lo possiamo permettere; 2) non c’è motivo 3) è un’onda che non possiamo fermare.
Dobbiamo accoglierli perché loro “hanno fame” e noi bisogno di forza lavoro reale.
Si deve quindi iniziare a “pensare colorato”, tendere la mano e accogliere gli stranieri che si recano nel nostro Paese con buone intenzioni e cacciare i malviventi per tutelare sia la nostra comunità che la loro.
Si deve esigere il rispetto delle regole ma anche consentire l’esercizio delle tradizioni e delle religioni diverse dalla nostra. Questo non solo risolverebbe molti problemi, ma sarebbe anche segno di attenzione e di solidarietà.
Un paio di esempi: data la numerosa presenza di musulmani, perché non prevedere un menu senza maiale per loro nelle mense aziendali? Non esistono forse i vegetariani in Italia? Se una moschea permette ad altre persone l’osservanza della religione in cui credono, perché opporsi a luoghi di culto di questo genere? Non esistono forse le chiese in Italia?
L’accettazione della loro presenza non solo è dovuta alla presa di coscienza di uno stato di fatto delle cose che non può essere in alcun modo cambiato, non solo è dovuta ad un senso di pietas verso persone che vivono in condizioni disperate nel loro Paese d’origine, ma è anche un fatto di opportunità: l’Italia è un Paese popolato da molti anziani, serve sempre di più forza lavoro estera.









